Femminismo e Sostenibilità

Parte Prima

Per parlare dello stretto legame tra femminile e sostenibilità occorre cominciare andando indietro nel tempo e lontano nello spazio. Tranquill*, non siamo dentro Dark.

Una lunga catena montuosa con ghiacciai, vulcani, praterie e foreste. Piccoli puntini dalla pelle di bronzo camminano lenti sotto strati di lana di alpaca dai colori sgargianti. Ci troviamo sulle Ande, più di mille anni fa.

Qui ha origine la cultura della Patchamama. E qui inizia il nostro viaggio.

Patchamama significa Madre Natura, Madre Terra, colei che  comprende ogni cosa. Si tratta di una religione, ma anche di una scienza che insegna a capire e rispettare la Natura.

“È l’entità che fa in modo che gli esseri viventi facciano parte di un immenso ingranaggio cosmico, di un piano universale che comprende tutto ciò che è stato creato. […]  È una sorta di riconoscimento che l’uomo fa alla Natura, è l’unione fra uomo e Natura” *

Sulle Ande più di cinque secoli fa esisteva un centro educativo femminile chiamato Ajillawasi, dove le maestre impartivano questa scienza. Per millenni gli Andini abbracciarono questa credenza e questa tradizione che restituiva alla donna un  potere fondamentale e che già profetizzava così: “La chiave per entrare nella sesta umanità nel nuovo millennio è nelle mani delle donne”.

Profezia che si legge per l’appunto in “La profezia della Curandera” di Hernàn Huarache Mamani. I curanderos e le curanderas, sciamani e sciamane custodi della Patchamama, già da tempi immemori avevano predetto lo scenario del nostro millennio alle prese con dei grossi cambiamenti climatici. Secondo loro la chiave per la salvezza sarà lo spirito femminile che darà origine ad un nuovo mondo di pace e armonia. Un mondo in cui l’uomo sarà accanto alla donna e non più davanti o sopra, completandosi a vicenda.

Se pensate che questa profezia sia stata dimenticata non è così: se cercate su YouTube troverete video di curandere moderne portatrici di questo messaggio ancestrale: “Per migliaia e migliaia di anni la donna era considerata uguale all’uomo […] e finchè fu così la Terra non si è avvelenata mai, mai”. Potete ascoltarlo direttamente dalla voce di Margarita in questo video (minuto 3.20).

Questo messaggio ecologico carico di uguaglianza e giustizia è rimasto sepolto per centinaia di anni in tutto il mondo e abbiamo dovuto aspettare il 2015 per vederlo ricomparire, ovviamente in una nuova veste adatta ai nostri tempi.

Infatti il 2015 vede la nascita dell’Agenda 2030, un programma d’azione firmato dalle Nazioni Unite per promuovere il benessere umano e proteggere l’ambiente. Il piano si snoda in 17 obiettivi (SDGs: Sustainable Development Goals) + 169 target che hanno a cuore la sostenibilità ambientale, economica e sociale.

Soffermandoci su quest’ultima, leggiamo tra i vari punti un focus importante proprio sul raggiungimento dell’uguaglianza di genere e sull’emancipazione femminile.

Il benessere sociale si lega poi imprescindibilmente con la sostenibilità ambientale prima, ed economica poi.

Per dirla con le parole di Lilli Gruber in “Basta. Il potere delle donne contro la politica del testosterone”:

“La battaglia per i diritti femminili si inquadra in una guerra più ampia che è quella di una migliore distribuzione delle ricchezze e delle opportunità”.

Vediamo quindi due dati relativi a queste due sfere:

  1. Ambientale:
    Senza scomodare i curanderos, nel recente studio dei ricercatori del Project Drawdown si legge che tra le 4 strategie per contenere il riscaldamento globale c’è proprio l’istruzione femminile.
  2. Economica:
    Il Fondo Monetario Internazionale ha fatto una proiezione in cui risulta che se il settore bancario fosse più rosa sarebbe più stabile e potrebbe crescere addirittura del +35%. Cito sempre la Gruber: “Assumere più donne e affrontare il problema del sessismo è la chiave per un mondo più ricco, più equo e meno esposto a devastanti collassi finanziari”.

Quello che si delinea come necessario è un approccio olistico alla sostenibilità:

“Mi pare ogni giorno più evidente, del resto, che una società che si privi, nei luoghi di responsabilità e potere, dello sguardo delle donne sia una società destinata alla frammentazione, allo scempio ambientale, all’incapacità di avere uno sguardo lungo e una visione di insieme ad un tempo. In sintesi, al fallimento” **.

Lo sanno bene Alexandria Ocasio-Cortez, la più giovane donna eletta al Congresso degli Stati Uniti d’America, con il suo Green New Deal; Greta Thunberg con i suoi strikes e il movimento Fridays For Future; Rachel Carlson, biologa statunitense che ha posto le basi dell’ambientalismo scientifico moderno con la sua lotta contro il DDT; Jane Fonda con i Fire Drill Fridays. E lo sanno molte altre donne che hanno fatto della lotta al cambiamento climatico, sociale ed economico la loro missione di vita, e che potete trovare nel libro “Le ragazze salveranno il mondo” di Annalisa Corrado.

La questione è molto ampia e si presta a diversi approfondimenti: potremmo parlare anche di femminismo intersezionale, di eco-femminismo o di femminismo antispecista (a riguardo vi suggerisco due letture: “Streghe” di Mona Chollet e “Carne da macello” di Carol J. Adams), patriarcato e femminile sacro, ma ci vorrebbe un articolo a parte, e magari ne parleremo più avanti (Parte Seconda, Terza…).

Per ora il nostro viaggio finisce qui, con le parole di AOC: in questo momento è più che mai importante e necessario “combattere l’ingiustizia socio-economica lottando al tempo stesso contro i cambiamenti climatici”, guardando ad un nuovo futuro dove l’uguaglianza di genere incontra la sostenibilità ambientale.

NOTE

* “La profezia della Curandera” di Hernàn Huarache Mamani
** “Le ragazze salveranno il mondo” di Annalisa Corrado

Published by Le citazioni della fè

Sostenibilità in pillole

2 thoughts on “Femminismo e Sostenibilità

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