The IMperfect Green Girl

Comincia qui il nostro viaggio alla scoperta dei Podcast a tema sostenibilità (a proposito! Nelle storie salvate del mio IG trovate già alcuni consigli di podcast green che ho raccolto col passare del tempo).

Saremo tutti d’accordo nel dire che il 2020 è stato l’anno dei podcast. Io per prima non sapevo nemmeno cosa fossero fino a qualche anno fa, ma l’anno scorso ne sono diventata una fruitrice assidua.

Su piattaforme come Spotify, Spreaker, iPodcast… si può trovare di tutto: questi contenuti audio spaziano in lungo e in largo, dai viaggi al self help, dal femminismo alle notizie di attualità, dai libri alla…sostenibilità, per l’appunto!

Oggi vorrei presentarvi uno dei miei podcast green del cuore, forse anche perchè sento a me molto vicina (anche se non fisicamente – non ancora almeno!) l’autrice e cioè Anne-Laure, conosciuta nella social community green come @bein_begreen.

Sono quindi onorata di poterle porre qualche domanda e chiederle qualche curiosità a proposito del suo podcast! Diamo quindi il benvenuto ad Anne-Laure!

Ciao Anne e grazie per essere qui con noi! Prima di iniziare a parlare del tuo podcast, ci racconti un po’ chi sei e come è iniziato il tuo percorso sostenibile?

Anne: Ciao a tutti! Io sono Anne, o Anna, o Anne-Laure (come preferite), vengo da Lione in Francia, e vivo in Italia da ormai più di 15 anni. Se non mi ero mai realmente preoccupata dell’ambiente in precedenza, ad Agosto del 2019 durante una vacanza sulla costa atlantica della Francia, ho iniziato ad avere una prima consapevolezza di quello che lasciamo dietro di noi, cioè, la nostra impronta. Ero a Biarritz e mi ha colpita l’estrema pulizia e cura degli spazi pubblici: non una carta, non un mozzicone, non un rifiuto di plastica a terra. All’epoca fumavo, e anche tanto… e l’estrema pulizia delle strade mi faceva venire l’ansia di dove poter buttare il mozzicone ancor prima di accendere la mia sigaretta… Ho comprato una scatoletta per riporre i mozziconi invece di buttarli a terra (sì, facevo questa cosa stupida…) in assenza del bidone della spazzatura per strada. A terra, poi, sui tombini c’era la scritta “la mer commence ici”: il mare comincia da qui… E qui, un primo collegamento si è creato tra le mie sinapsi. Di ritorno a Milano, reduce da un brutto colpo di freddo con annessa tosse e vedendo tutti i mozziconi che generavo al giorno, ho deciso di smettere di fumare: volevo smettere di trascinarmi dietro queste montagne di mozziconi. Nel frattempo, mi ero imbattuta nella conferenza TedTalk di Béa Johnson: lei era francese, e la spazzatura della sua famiglia stava in un barattolo di vetro. Da lì, mi sono iscritta in vari gruppi francesi sui social grazie ai quali ho scoperto i rudimenti dello zerowaste e, mentre imparavo l’autoproduzione, non pensavo a fumare!

A gennaio del 2020, dopo aver acquisito parecchie nozioni, ho deciso che non potevo tenere per me tutte queste informazioni che mi stavano cambiando la vita: potevamo vivere senza essere dipendenti dai supermercati, dai negozi di abbigliamento, dagli shop online e potevamo anche risparmiare tanti soldi. E mi sono chiesta: e se essere green fosse alla moda?

Mi sono chiesta: e se tirare fuori un fazzoletto di tessuto dalla tasca o una borraccia dallo zaino invece di essere visto come un gesto antico, fosse visto come un’innovazione rivoluzionaria? E da qui è nato il mio account: @bein_begreen (sii alla moda, sii green).

Per i primi 3 o 4 mesi pubblicavo un post al giorno. Una cadenza pazzesca, avevo troppe cose da dire! Talmente tante cose che, ad un certo punto, la limitazione del numero di caratteri su Instagram diventò una frustrazione: non avevo lo spazio che volevo per esprimermi. Inoltre, molte cose che volevo scrivere erano ironiche e mancava quel je ne sais quoi per trasmettere il mood di ciò che scrivevo nei miei post. Dovevo trovare una soluzione, un po’ per ampliare gli orizzonti e un po’ per creare lo spazio di cui avevo bisogno per esprimermi.

Da qui la tua decisione di aprire un podcast. Come ti è venuta questa idea? È stata una cosa pianificata oppure hai registrato la prima puntata così, di getto?

A: Proprio così. Avevo già scritto il post sull’eco anxiety senza pubblicarlo. Il testo continuava a ronzarmi in testa, ed era divertente mentre lo raccontavo a me stessa. Ma chi mi diceva che il tono con il quale lo leggevo io sarebbe stato lo stesso per tutti i lettori? Allora una sera, tornata dal lavoro, ero ancora in macchina, registrai la mia voce mentre leggevo il post. Con il tono ironico che avevo in mente. E mi misi (sempre parcheggiata in macchina) a cercare un modo per pubblicare gli audio. Io nemmeno avevo pensato ai Podcast. Ma Google ci pensò per me e, entro la sera stessa, pubblicai il mio primo episodio. Qualcuno mi chiese: ma ti possiamo sentire anche su Spotify? E da lì capì la portata della cosa: potevo letteralmente raggiungere chiunque avesse uno smartphone e un paio di cuffie.

The IMperfect Green Girl è un podcast che affronta tematiche legate alla sostenibilità a 360° gradi, ma ci sono puntate anche dedicate a dei racconti e a delle riflessioni personali (ho amato molto la puntata “Raccontiamoci delle storie”). Come scegli i temi da affrontare?

A: Come per la prima puntata, ci sono dei temi, e anche dei modi di comunicarli, che mi ronzano in testa. Cose che leggo, che sento e che mi fanno fare ponti mentali con la mia esperienza di vita e magari con quello che altre persone hanno vissuto e mi hanno raccontato. I miei racconti sono frutto di mie riflessioni e ragionamenti.

“Raccontiamoci delle storie” è un dialogo vero con me stessa ed è una delle puntate più intime che ho fatto. Perché, senza filtri, invito gli ascoltatori nei meandri della mia mente e non è mai facile farlo. Un po’ per pudore e un po’ perché non sai mai se quello che pensi sia valido anche per altre persone. Ma mi sono buttata, perché il potere di quelle parole su di me ha funzionato. E, come quando affronto temi più attinenti all’ambiente o allo zero waste, spero sempre che quello che dico possa riecheggiare anche in una sola persona.

Diverse puntate sono anche un po’ delle chiacchierate con degli ospiti d’onore che, per un motivo o per l’altro, ruotano intorno al mondo green. Qual è il fil rouge che lega queste interviste?

A: Dopo 12 episodi in cui ho parlato solo io, ho sentito l’esigenza forte di ascoltare anche gli altri. Fare podcast ti fa fare un viaggio di introspezione ed è quello che ho fatto nella prima stagione. Ma di verità ce ne sono mille, e volevo sentire quella di altre persone che vivono la sostenibilità giorno dopo giorno in un modo diverso dal mio. Infatti, nella seconda stagione ospito dei veri Green Changers: persone che hanno scelto di orientare la loro vita verso un percorso di consapevolezza ambientale. Questi percorsi mi affascinano e voglio lasciarmi ispirare da loro e dalle loro storie. Il fil rouge delle interviste? La passione per la sostenibilità, in tutte le sue forme. Io sono convinta che la passione sia contagiosa.

E spero che chi ascolta si lasci altrettanto trasportare dall’idea che tutto sia possibile quando a muovere le tue scelte di vita è la passione che puoi mettere nel vivere in armonia con te stess* e in piena coscienza del tuo posto nel mondo.

Photo Elice Moore by Unsplash

E a proposito di interviste, c’è un ospite del cuore che ti piacerebbe intervistare prossimamente?

A: Come dicevo, io non avevo mai ascoltato podcast prima di pubblicare il mio primo episodio.
Quindi il mio è un percorso di costante apprendimento e di evoluzione, penso si capisca man mano che si va avanti con l’ascolto delle puntate. Per prendere consapevolezza della qualità dei contenuti che pubblico ascolto molti altri podcaster e speaker di rilievo, non solo in ambito sostenibilità.

I miei 2 miti sono Angelo Ricci, autore del Podcast Sognatori Svegli, e la grandissima Brené Brown, con il suo Unlocking Us. Entrambi intervistano ospiti e pubblicano anche dei loro pensieri su fatti o emozioni della vita. Più che intervistarli, mi piacerebbe molto confrontarmi con loro, devo dire, e imparare da loro. Hanno una capacità di rendere i temi semplici ed abbordabili a tutti. Spero che un giorno anche TIGG sia un punto di riferimento per chi si chiede come dare una svolta green alla propria vita.

Ora mi tolgo una curiosità: come mai the “Imperfect Green Girl”? Da dove viene la scelta di questo nome? Forse proprio dal tema del primo episodio intitolato “Eco Anxiety”?

A: Credo che sia proprio una conseguenza logica di ciò che mi ha fatto aprire il Podcast: rendendomi conto che la sostenibilità non era o tutto nero o tutto bianco, ma con mille sfumature che appunto non potevano sempre trasparire tramite un “semplice” post su un social, mi è sembrato naturale partire da una grande verità: il fatto che io, noi, tutti, siamo semplicemente imperfetti, ma che è proprio questa imperfezione a farci progredire ed elevarci nella consapevolezza e nella passione.

Sono molto grata a chi sin dall’inizio dedica il suo tempo ad ascoltare The IMperfect Green Girl. È un onore poter occupare questo spazio-tempo indefinito e così intimo con le persone che scelgono di ascoltare. È altrettanto un onore ricevere i commenti che mi fanno migliorare sempre di più nel mio intento di comunicare la sostenibilità. Una bellissima avventura quella di questa ragazza green imperfetta che mi rappresenta e nella quale spero si riconoscano in molti!

Ringraziamo di cuore Anne per averci parlato del suo podcast su questi piccoli schermi. Vi lascio qui sotto tutti i suoi riferimenti per seguirla sui social e soprattutto per ascoltare i prossimi episodi di The Imperfect Green girl.

Anne-Laure IG
The IMperfect Green Girl IG
The IMperfect Green Girl Link Spotify
The IMperfect Green Girl Link Spreaker
The IMperfect Green Girl Link iPodcast
The IMperfect Green Girl Link Google Podcast

Al prossimo Podcast!

Photo Cowomen by Unsplash

Published by Le citazioni della fè

Sostenibilità in pillole

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