Sostenibilità e distopia

“Come avevano fatto gli umani a non capire? Come erano arrivati a renderne delle zone grigie, a creare isole di rifiuti, a permettere lo scioglimento dei ghiacci?”

Non sono mai stata una lettrice di fantasy, ma negli ultimi anni ho scoperto che in realtà mi piacciono molto. Perchè? Bè, perchè prima di tutto ti fanno immergere in un mondo completamente diverso dal nostro: sono quei libri che leggo quando voglio evadere e calarmi in atmosfere nuove e originali.

Non solo: mi fanno anche sognare. Molto spesso nei fantasy infatti leggiamo di mondi immaginari, personaggi con poteri magici, cose o animali parlanti, ma così simili a noi da rimanerci attaccati anche chiusa l’ultima pagina.

Quando poi il fantasy si fonde con la distopia io vado a nozze: pensare a un futuro immaginario che ha in comune tutto e niente con il nostro presente mi tiene incollata alle pagine.

Infine c’è da dire che molto spesso i fantasy sono duologie, trilogie, tetralogie – insomma non finiscono più – e sono anche quasi sempre libroni immensi: difficile rendere veloce e agile un libro del genere!

Ecco, la trilogia de La principessa dei mondi (La Terra, Mirika, Collisione) di Monica Brizzi ha tutte queste caratteristiche. Ma cela un cuore green che, cosa ve lo dico a fare, mi ha conquistata.

Andiamo a scoprirla insieme all’autrice!

Monica, innanzitutto ringrazio te e la Genesis Publishing per aver pensato a me e avermi omaggiata delle copie digitali di questa trilogia. Ci vorresti raccontare in breve la trama?

Monica: Grazie a te, Federica, per avermi ospitata qui e per aver apprezzato i miei libri che narrano una storia distopica e “lontana”, anche se temo non troppo. La Principessa dei Mondi racconta una Terra distrutta dagli alieni che cercano di impadronirsene per trovare un luogo alternativo dove vivere, visto che il loro pianeta è morente. La guerra che imperversa tra i due mondi è solo una delle cause della disastrosa situazione del nostro pianeta, dato che sfruttamento delle risorse e indifferenza per i problemi che le gravavano addosso prima dell’inizio degli scontri, l’avevano già condotta allo sfacelo. Si tratta di una storia d’amore verso l’umanità, verso il mondo in cui viviamo e verso quella persona che amiamo e scegliamo di amare senza se e senza ma.

F: Già dal primo romanzo, la Terra, si fa strada il messaggio eco-sostenibile che è un po’ la base di partenza della trilogia. Come si snoda questo messaggio nel corso dei tre romanzi?

M: Nel primo volume il messaggio è leggero. Si intuisce dai discorsi di Max, il protagonista maschile, da quelli degli altri personaggi e dalle parole di Niris che si trova a scoprire un pianeta che immaginava differente. Vivo, pulito, sano. Lei, che viene dal mondo che lo sta invadendo, lo credeva ben diverso dal suo. In parte è così, perché la Terra è ancora recuperabile nonostante tutto, ma non completamente. Se nel secondo volume vediamo cosa l’umanità e le guerre sono state in grado di causare al luogo in cui viviamo, è nel terzo che viene fuori tutto. Il perché, il come ci siamo arrivati, il cosa, il dove.

F: Collisione, il volume conclusivo, è un vero grido verso il male che è stato causato al nostro pianeta blu.

M: Un grido, esattamente. È la conclusione di un viaggio attraverso ciò che gli umani, noi, siamo in grado di fare. Si parla sempre del sistema, che è la causa di tutto, dimenticandoci che quel sistema siamo anche noi. La gravità che emerge nel terzo volume voleva sollecitare il lettore e portarlo a riflettere su ciò che stiamo facendo. Ci sono Max e Niris e le emozioni che scaturiscono insieme e separati, ma ci sono avvertimenti e segnali che io ho solo inserito dentro un romanzo ma che purtroppo sono visibili ogni giorno camminando per le strade.

F: Sempre in Collisione, ad un certo punto si parla anche di abitudini alimentari. Sul pianeta alieno, Mirika, infatti, tutti gli abitanti sono vegani. Anche questo in qualche modo è un messaggio che volevi inviare ai lettori?

M: Sì, esatto. Non ci sono animali da mangiare, su Mirika. I pochi che ci sono non vengono considerati come cibo ma come creature viventi. Per Niris, che arriva sulla Terra sapendo poco o niente di questa abitudine dei terrestri, il cibo è una scoperta sconcertante. Ci prova, perché per una che, come lei, ha sofferto la fame per gran parte della vita dire di no a qualcosa di mangiabile è inconcepibile, ma non ci riesce fino in fondo. Quando beve il latte vaccino lo vomita, quando le presentano carne nel piatto la sposta. La motivazione etica si scopre essere anche sostenibile nel terzo volume, quando Max le spiega che non ci sono quasi più animali “commestibili” sulla Terra e che mangiarne è un lusso. Non si parla di allevamenti intensivi perché la storia è altra e gli eventi si svolgono quando ormai non ne esistono più, ma il fatto che si parli di allevare animali personalmente dovrebbe già rendere l’idea a un orecchio attento che conosce la differenza tra i trattamenti, pensieri etici a parte.

F: Una cosa che mi ha dato molto da pensare è che nella tua trilogia gli alieni sono arrivati sulla Terra per sfruttare le sue risorse dal momento che il loro pianeta stava morendo. Ecco io ci ho  visto un parallelismo di quello che vorremmo fare noi con Marte: invece che avere cura del posto in cui viviamo cercarne un altro nuovo e pulito in quest’ottica di sfruttamento senza fine. Cosa ne pensi?

M: Hai visto benissimo, perché è proprio così. Si fanno progetti per grandi cose, si immagina come e cosa fare per arrivare su Marte e colonizzarlo per poterlo rendere adatto a noi. Eppure abbiamo un pianeta meraviglioso, vivo e vivente che ci ospita e che se riuscissimo a trattare bene forse continuerebbe a farlo. Ignoriamo le urla di allarme che ci manda sotto ogni forma preferendo pensare a un altro pianeta inesplorato, quasi sconosciuto. Assurdo.

F: Ovviamente intrecciato alla tematica green c’è anche un plot fortemente romantico: noi lettori seguiamo infatti la storia d’amore tra Max e Niris. Ci vuoi raccontare qualcosa di questi due personaggi?

M: L’amore muove il mondo, non possiamo fingere che non sia così, e qui si vede nella sua imperfetta perfezione. Max e Niris sono personaggi “sbagliati”, “diversi”, e proprio per questo normali. Perché la normalità è fatta di sfaccettature, errori, bellezza e dolore. E in questo loro essere “differenti”, quasi incapaci di comunicare, sono l’esempio di come la vita funziona e di come essere felici con l’altro. Max e Niris sono l’amore e tutto ciò che comporta. La loro è una di quelle storie che fa sognare senza essere una fiaba. Al contrario, Niris è l’antitesi della principessa e Max l’esatto opposto dell’eroe/principe azzurro. Loro si salvano da soli, si salvano insieme e combattono per sé stessi, il loro amore e il pianeta che vivono.

F: Infatti tu nasci come scrittrice romance giusto?

M: Più o meno, sì. Ho sempre scritto fantasy, fantascienza e addirittura horror, ma con una storia d’amore. Non riuscirei a creare racconti se non ci fosse. Pur nascendo come autrice di fantastico ho sempre pubblicato romanzi rosa e questa trilogia è la prima a essere di un genere più specifico.
Quando ho iniziato a vivere il mondo dei libri e delle pubblicazioni ho scelto il romance, anche se la sua purezza si lascia sempre intaccare da argomenti attuali che dissemino e racconto qua è la. In Ogni Singola Cosa si parla di disturbi alimentari, in Amore, libri e piccole follie di famiglia e abbandono, in È qui che volevo stare della paura di diventare grandi e nell’ultimo, Per un bacio e (molto) più di misoginia e di come, ancora oggi, vengano considerate le donne. L’amore muove il mondo, ma non lo fa da solo. E per far sì che questo amore sia sano c’è da combattere un sacco di battaglie. Io lo faccio raccontandole.

Monica ti ringrazio ancora tanto e se sei d’accordo vorrei chiudere citando questo brano tratto dal primo volume, Terra, che racchiude tutto il messaggio sostenibile mostrando un pianeta ahimè morente:

“Il cielo è grigio, l’acqua malsana, la terra non riesce a produrre abbastanza frutti perché i soli hanno perso la loro energia” cominciai, riportando alla mente le immagini del mio pianeta morente. “Il vento è caldo e opprimente, l’aria, sempre più difficile da respirare, ti si incolla addosso. L’odore pesante ti entra nelle narici e non riesci a toglierlo nemmeno una volta entrato nelle serre. I colori sbiaditi ti lasciano dentro un senso di sconfitta. Di fine.” Spalancai gli occhi e li incollai su quelli di Max. “Non puoi dirmi che la Terra è così.”
Si lasciò scivolare sulla sedia e guardò il tavolo. “No, non è così. Forse ci arriveremo, ma per fortuna non è così. C’è ancora tanta vita ed è quella che vogliamo preservare.”

Trovate Monica Brizzi sui suoi social! Eccoli:
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Published by Le citazioni della fè

Sostenibilità in pillole

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